Mauro Dal Bo posa in piedi davanti a un container

Mauro Dal Bo si laurea in Economia e commercio nel 1999 all’Università di Verona prima di “salpare” per gli Stati Uniti. Qui riesce a ottenere un colloquio e a entrare a far parte di MSC, azienda attiva nei settori del trasporto merci marittimo e delle crociere. Dopo alcune tappe a New York, Baltimora e Norfolk, oggi l’alumno Univr lavora a Tempe, in Arizona, sulla West Coast, in qualità di Branch Manager per sviluppare il mercato locale.  

Ciao Mauro, ci parli del tuo percorso di studi? 

Mi sono laureato in Economia e Commercio nel 1999 con una tesi dedicata al settore dell’abbigliamento sportivo e alla sua evoluzione come fenomeno di consumo. In quegli anni stava emergendo una trasformazione significativa: capi e calzature nati per l’attività sportiva iniziavano a entrare nella vita di tutti i giorni. Oggi consideriamo normale indossare un paio di sneakers in contesti anche piuttosto formali, ma alla fine degli anni Novanta questo cambiamento era ancora agli inizi. L’aumento della domanda di abbigliamento sportivo portò a importanti cambiamenti nei modelli distributivi, con l’affermarsi di grandi catene dedicate allo sport e l’apertura dei primi canali di vendita online accanto ai tradizionali negozi specializzati.

I miei anni universitari possono essere suddivisi in due fasi molto diverse tra loro. I primi due anni li ricordo come un periodo particolarmente intenso e selettivo. Eravamo in tanti perché non c’era il numero chiuso e io li vissi così: come un periodo di “scrematura” durante il quale erano richiesti impegno, autonomia e capacità di adattamento per riuscire a proseguire negli studi. Gli ultimi due anni, invece, sono stati caratterizzati da un rapporto più diretto con i docenti e da classi meno numerose. Questo ha reso l’esperienza universitaria più stimolante dal punto di vista formativo e ha favorito un confronto più approfondito con i professori, che potevano dedicare maggiore attenzione agli studenti. 

Guardando indietro, ciò che mi porto maggiormente dietro da quel percorso è la capacità di arrangiarmi, di trovare soluzioni e di adattarmi alle situazioni nuove. È una lezione che si è rivelata estremamente utile anche nel mondo del lavoro, dove spesso non esistono istruzioni precise per ogni circostanza e dove la capacità di apprendere rapidamente, prendere iniziativa e affrontare il cambiamento rappresenta un valore fondamentale. 

Mauro Dal Bo parla al microfono davanti a una platea di persone

Come ti sei avvicinato al mondo del lavoro? 

La mia prima esperienza lavorativa è stata come parcheggiatore alla Fiera di Verona, un’attività che consiglio ancora oggi ai giovani perché permette di sviluppare competenze relazionali che spesso vengono sottovalutate, ma che si rivelano fondamentali nel mondo professionale.

Lavori di questo tipo mettono a contatto diretto con le persone e insegnano a gestire situazioni diverse, a comprendere le emozioni degli altri e a relazionarsi con clienti soddisfatti e meno soddisfatti. Sono esperienze che contribuiscono a costruire quelle capacità relazionali che rappresentano una base importante per qualsiasi carriera. 

Dopo la laurea ho iniziato il mio percorso professionale in un’azienda di marketing a Milano, dove ho lavorato per circa sei mesi. Successivamente ho deciso di cogliere una nuova sfida e trasferirmi negli Stati Uniti. Nel corso dei primi anni ho avuto l’opportunità di maturare esperienze in aziende come La Gioiosa, nel settore vinicolo, e Giorgio Gori, realtà leader a livello mondiale nella logistica e spedizione di vini, birre e beverage. 

In seguito, grazie a una rete di conoscenze professionali, ho ottenuto un colloquio a New York con MSC, Mediterranean Shipping Company. Quella che inizialmente rappresentava una nuova opportunità si è trasformata in una carriera che dura ormai da oltre vent’anni. Ho iniziato il mio percorso nella sede di New York, per poi ricoprire ruoli di crescente responsabilità anche a Baltimora e Norfolk. 

Oggi ricopro il ruolo di Branch Manager e mi occupo della divisione Cargo di MSC, il settore dedicato al trasporto marittimo di merci attraverso container. La divisione Cargo del Gruppo MSC opera a livello globale ed è uno dei principali attori nel commercio internazionale, contribuendo alla movimentazione di prodotti in tutto il mondo. 

Da due anni vivo e lavoro a Tempe, in Arizona, dove abbiamo aperto un nuovo ufficio che ha registrato una crescita molto rapida, passando da circa 25 a oltre 100 dipendenti. In questa fase iniziale il mio impegno si è concentrato soprattutto sulla selezione, formazione e crescita del personale, oltre che sulla costruzione della cultura aziendale e dei processi operativi. Oggi, con molti dei nuovi collaboratori ormai pienamente inseriti e autonomi nei propri ruoli, siamo entrati in una seconda fase focalizzata sul miglioramento continuo dei processi, sull’efficienza operativa e sullo sviluppo strategico del mercato locale nell’Ovest degli Stati Uniti. Parallelamente, continuiamo a investire in programmi di formazione e sviluppo professionale, nella convinzione che la crescita delle persone rappresenti uno degli elementi chiave per il successo di qualsiasi organizzazione. 

Come si svolge la tua giornata lavorativa? 

MSC ha la sede centrale della divisione Cargo a New York e numerosi uffici e clienti distribuiti lungo la East Coast e Midwest, che operano con un fuso orario dall’una alle tre ore avanti rispetto a Tempe. Di conseguenza, all’inizio della giornata lavorativa ci troviamo già a gestire un significativo volume di e-mail, richieste operative e comunicazioni accumulate nel corso della mattinata degli uffici orientali rispetto al nostro. 

La fascia mattutina è pertanto dedicata alla definizione delle priorità, alla pianificazione delle attività e alla gestione della maggior parte delle richieste dei colleghi e clienti. Il pomeriggio viene invece impiegato per completare le attività in corso, seguire progetti strategici, confrontarsi con i diversi team e predisporre il lavoro necessario per il giorno successivo. 

Come Branch Manager, una parte importante del mio tempo è inoltre dedicata allo sviluppo delle persone, al coordinamento tra i vari reparti e all’implementazione di iniziative volte a migliorare processi, efficienza operativa e qualità del servizio. 

Al di fuori delle attività quotidiane, mantengo un forte legame con il mondo accademico. Una volta all’anno partecipo come relatore a una lezione del corso di Supply Chain tenuto dal Prof. Ivan Russo all’Università degli Studi di Verona, durante la quale condivido con gli studenti la mia esperienza professionale e una panoramica sulle principali tendenze e dinamiche del mercato statunitense della logistica e dei trasporti. Questo confronto rappresenta per me un’opportunità preziosa per mantenere un dialogo costante tra università e impresa. 

Cosa ti porti dietro dai tuoi anni di università? 

Gli anni universitari mi hanno insegnato soprattutto il valore della perseveranza. Le difficoltà affrontate lungo il percorso, dalla gestione dei carichi di studio al superamento degli esami più impegnativi, mi hanno fatto capire che i risultati raramente arrivano senza sacrificio e determinazione. 

Ho imparato che nella vita, così come nel lavoro, ci saranno sempre periodi più semplici e altri più complessi. Nei momenti di difficoltà è fondamentale non perdere fiducia nelle proprie capacità e continuare a lavorare con costanza e disciplina. Spesso i traguardi non si raggiungono immediatamente, ma l’impegno quotidiano, unito alla volontà di non arrendersi, porta sempre a una crescita personale e professionale. 

L’università, inoltre, mi ha insegnato a gestire le sfide con resilienza, ad adattarmi ai cambiamenti e a mantenere la concentrazione sugli obiettivi anche quando il percorso sembra particolarmente impegnativo. È una lezione che porto con me ancora oggi: con dedizione, pazienza e fiducia in sé stessi, si trova sempre una strada per andare avanti e costruire il proprio futuro. 

Mauro Dal Bo sorregge un trofeo

Cosa consiglieresti a chi sta studiando e si sta per affacciare al mondo del lavoro?  

Credo sia fondamentale comprendere che l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della nostra realtà quotidiana. Non si tratta di una tendenza passeggera, ma di una trasformazione destinata a incidere profondamente sul modo in cui lavoriamo e viviamo. Come ogni grande rivoluzione tecnologica, porterà probabilmente alla scomparsa di alcune professioni, ma ne creerà anche di nuove, aprendo opportunità oggi difficili da immaginare. 

Per questo motivo, è essenziale iniziare fin da subito a studiarla e a imparare a utilizzarla in modo efficace. Le università hanno un ruolo cruciale: se non inizieranno a integrarne l’utilizzo nei percorsi formativi, rischieranno di creare curriculum in ritardo rispetto alle esigenze del mercato del lavoro. Gli uffici in cui lavoro si trovano all’interno del campus dell’Arizona State University (ASU) e proprio questa università introdurrà dal prossimo anno riferimenti e applicazioni dell’intelligenza artificiale in ogni disciplina accademica. 

L’intelligenza artificiale non va vista come una minaccia, bensì come uno strumento in grado di supportarci e a migliorare la qualità del nostro lavoro. Personalmente la utilizzo ogni giorno. Mi ha aiutato a rendere più chiari ed efficaci documenti, report e comunicazioni professionali. Naturalmente, è fondamentale mantenere sempre uno spirito critico: l’output generato deve essere verificato e la responsabilità del risultato finale resta sempre della persona che lo utilizza. Per questo motivo, capacità analitiche, pensiero critico e una solida cultura generale continueranno a essere competenze indispensabili. 

Un altro aspetto su cui consiglio di investire è lo sviluppo delle soft skills. Sarebbe auspicabile che scuole e università dedicassero maggiore attenzione a queste competenze e incoraggiassero gli studenti a svolgere esperienze lavorative che consentano di sviluppare capacità relazionali e comunicative. Nel mondo del business le relazioni umane restano centrali: comprendere le persone, gestire le emozioni e comunicare in modo efficace sono elementi determinanti per costruire rapporti di fiducia e creare valore. Anche il professionista tecnicamente più preparato può incontrare difficoltà se non possiede adeguate competenze interpersonali. In alcuni casi, incomprensioni nella comunicazione possono persino compromettere opportunità commerciali e relazioni con clienti e colleghi. 

Ritengo inoltre che le esperienze internazionali, sia di breve che di lunga durata, abbiano un valore straordinario. Oggi la competitività non si sviluppa più soltanto all’interno dei confini nazionali: viviamo in un mercato globale in cui persone, idee e competenze si muovono continuamente. Confrontarsi con culture, approcci e modi di lavorare diversi aiuta a sviluppare una mentalità più aperta e flessibile. Il mio consiglio è quindi quello di cogliere ogni opportunità per trascorrere un periodo all’estero, attraverso programmi Erasmus, stage, esperienze lavorative o semplicemente viaggi che consentano di ampliare la propria prospettiva. 

In sintesi, la lezione più importante che ho imparato è che la capacità di adattarsi rappresenta una delle competenze più preziose, sia nella vita sia nel lavoro. Viviamo in un contesto in continua evoluzione, caratterizzato da cambiamenti tecnologici, economici e sociali sempre più rapidi. Chi saprà mantenere una mentalità aperta, continuare ad apprendere, mettersi in discussione e cogliere il cambiamento come un’opportunità anziché come un ostacolo avrà maggiori possibilità di crescere e costruire un percorso professionale di successo nel lungo periodo. 

Mauro Dal Bo posa accanto a un vigile del fuoco

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