
Simone Perin, una volta uscito dalle scuole superiori, inizia a lavorare. Ma il richiamo “umanistico” torna a farsi sentire qualche anno dopo e Simone decide di intraprendere un percorso da studente-lavoratore iscrivendosi a Lingue e letterature straniere. Da poco più di un anno, l’alumno Univr lavora freelance come specialista SEO e web marketing dopo anni trascorsi in diverse agenzie. Nella sua intervista ci spiega come questi due ambiti – quello umanistico e quello del marketing – in realtà si intreccino spesso nella vita lavorativa di tutti i giorni.
Ciao Simone, parlaci un po’ del tuo percorso che ti ha visto lavorare qualche anno prima di decidere di iscriverti all’università.
Dopo le superiori iniziai a lavorare, all’università ci pensai solo qualche anno più tardi. Sono stato il classico studente-lavoratore: mentre portavo avanti la mia attività lavorativa, frequentavo anche l’Università di Verona. Scelsi come indirizzo Lingue e letterature straniere, con lo studio dell’inglese e dello spagnolo, perché sono sempre stato un umanista, da ben prima degli studi universitari. Ero quello che alle superiori partecipava ai concorsi di poesia presentando le proprie opere. È sempre stato qualcosa di presente in me, ma non ho mai avvertito la necessità di legare questo tipo di percorso a un obiettivo lavorativo specifico. Ho svolto il corso triennale in Lingue e mi sono laureato nel 2022.
Oggi lavori come consulente SEO e web marketing. Ma quando è sorta dentro di te questa tua attitudine per queste discipline?
Quando frequentai le scuole superiori, erano i primi anni di Google. Non posso dire che il marketing fosse già nelle mie corde al tempo, ma in qualche modo volevo essere parte del cambiamento che la tecnologia stava portando in quegli anni. Nella mia cameretta mi cimentai in alcune attività che, un po’ per caso e un po’ grazie alla mia volontà, ancora oggi caratterizzano il mio lavoro.
Consulente SEO e web marketing e laurea in Lingue sembrano, in apparenza, due mondi non così vicini…
Oggi sono consulente SEO e web marketing, ossia quella persona che si occupa di posizionare bene i siti nei motori di ricerca, in maniera tale che gli utenti ci clicchino e possano portare delle visite ai siti web, visite che poi si traducono in KPI e vendite. È un lavoro che richiede un approccio tecnico: si ragiona su degli elementi tecnici come i siti web, ma anche i dati o gli analytics; tuttavia, il lavoro parte da una base umana: il marketing è user-centric, si basa sugli utenti, quindi ogni ragionamento lato SEO prima di compiacere l’algoritmo di Google deve compiacere gli utenti e le persone… Questa è una dimostrazione di come i due mondi – quello del marketing e quello umanistico – si toccano veramente da vicino.
Un altro esempio lampante e molto recente che arriva proprio dal mio vissuto lavorativo, è quello di un’azienda europea che vende prodotti anche negli Stati uniti attraverso il suo sito web. L’azienda lamentava da mesi, se non da anni, il fatto che il sito come strumento di vendita fosse poco efficace negli Stati Uniti, mentre lo era di più in altre zone come Regno Unito o Italia. Con i miei strumenti e le mie tecniche ho eseguito delle prove come l’analisi SEO, necessaria per arrivare a capo del problema e, alla fine, ho scoperto un problema di tipo culturale: la versione statunitense del sito aveva le unità di misura europee e usava lo spelling tipico della Gran Bretagna invece di quello statunitense. Tutti questi piccoli elementi culturali sommati, facevano sì che i clienti americani del sito non si sentissero a casa e non comprassero. Qui vedo proprio un collegamento diretto tra il mio percorso di studi e il mio lavoro.

Come si è evoluto il tuo lavoro da lavoratore dipendente a freelance?
Per molti anni ho svolto questa attività da lavoratore dipendente all’interno di web agency in due realtà, una a Verona e una a Treviso, che è la mia città. Qui ho avuto modo di acquisire molte competenze e solo poi ho deciso di fare il passo successivo mettendomi in proprio, circa un anno fa. Non si è trattato di un salto vero e proprio perché, dopo molti anni all’interno del settore, ci si crea una rete di contatti che permette di avere dei clienti e andare avanti con l’attività come liberi professionisti.
Ad oggi collaboro ancora con agenzie di marketing come esterno, quindi non c’è stata una cesura totale con la mia modalità precedente di lavoro. Contano molto le relazioni che si vengono a creare nel corso del tempo: banalmente, il mio primo cliente da quando sono freelance arrivò da una mia ex collega di lavoro che si trovò molto bene a lavorare con me in agenzia e mi raccomandò a un suo conoscente, facendo così nascere una collaborazione SEO.
Come si svolge la tua giornata tipo?
Il mio è un lavoro che cambia di mese in mese. Io e gli altri che lavoriamo in questo settore siamo tra i primi a recepire le innovazioni digitali. È già da qualche anno, per esempio, che ci dobbiamo misurare quotidianamente con l’intelligenza artificiale: il fatto di implementare sempre nuovi strumenti costringe a revisionare continuamente i processi lavorativi, inserendo nuovi tool e pensando a obiettivi diversi.
Normalmente, la mia giornata si svolge così: la mattina è dedicata alle attività un po’ più tecniche perché è il momento in cui riesco ad avere un focus maggiore, dedicandomi alle attività più concettuali e più complesse come analisi dei dati, dei competitor e ragionamenti vari. Il pomeriggio, invece, è incentrato maggiormente sulle relazioni umane con attività di comunicazione, ricerca clienti, mailing, meeting e altre ancora che richiedono un minor investimento di energie mentali, ma che sono comunque importanti per portare avanti l’attività.
Inoltre, mi occupo spesso di formazione. Mi vengono chieste sia consulenze, sia vere e proprie attività formative, che è un aspetto del mio lavoro che mi piace molto. È vero che un’attività di tipo formativo ha tutta una parte tecnica e delle nozioni che devono essere presentate in una certa maniera, ma è altrettanto vero che c’è una grossa componente umana che ancora una volta ritorna e che può essere sviluppata anche grazie a determinati percorsi di studio, come il mio.
C’è qualcosa che ti porti dietro dai tuoi anni di università?
Assolutamente sì, le cose sono molte. Se dovessi sceglierne una, direi la forma mentis, ossia la maniera di ragionare e di approcciarsi alle sfide e ai problemi della quotidianità e del lavoro. Ho imparato negli anni di università a non dare mai nulla per scontato, a non seguire le check-list in maniera cieca perché non sempre dopo A viene B e dopo B viene C, ma a volte ci sono dei salti quantici ed è bene avere una mentalità aperta per riuscire a capire quando fare questi salti. Questo modo di pensarla viene sia dall’impostazione dello studio che dalla scelta del mio percorso di studi.

Cosa aiuta a fare bene questo lavoro?
Sicuramente la passione, ma questo vale un po’ per tutti i lavori. La maggior parte dei lavori possono essere svolti solamente se c’è una grande motivazione alla base.
Penso che questo sia un lavoro ideale per chi non riesce a inserirsi all’interno di una categoria specifica. C’è chi dice di essere bravo in matematica o nelle lingue o in filosofia: ecco, io non mi sono mai visto all’interno di questi contenitori e non mi sono mai messo delle etichette, ho sempre cercato di fare tutto meglio che potevo. Il mio lavoro in un certo senso rispecchia questo: la SEO è una disciplina tecnica, c’è quindi una parte tecnico-scientifica da tenere in considerazione come la conoscenza dei siti web, dei server, del codice HTML, il saper programmare o scrivere codice; ma poi, c’è anche tutta la parte umana del marketing fatta di relazioni, di copywriting, di pubblicità.
Se una persona crede di essere multifunzionale e di riuscire bene in tanti ambiti, allora questo potrebbe essere il lavoro giusto che fa per lui o lei.
Quale consiglio daresti a uno studente universitario che si sta affacciando al lavoro?
Sicuramente direi di continuare con determinazione il percorso di studi perché tutto ciò che si apprende all’università è oro colato. Anche conoscenze che magari non si possono applicare nell’immediato poi, in una maniera o nell’altra, nella vita ritornano.
Un altro consiglio che darei è di coltivare le soft skills, come le capacità relazionali o quelle legate alla comunicazione. In generale, va allenato tutto quello che non è hard skills perché tante volte può passare in secondo piano nelle job description ma, ai colloqui o in altri contesti, le competenze trasversali pesano più delle competenze tecniche. Coltivarle è importante per il futuro.
Una curiosità: porti ancora avanti questa tua predilezione per la poesia?
Diciamo che scrivo ancora tutti i giorni ma sono cambiate un po’ le finalità di questa mia scrittura: non è più né prosa né poesia, ma scrittura sui social – pubblico quotidianamente su LinkedIn tips di carattere SEO o post e condivisioni che possono essere interessanti per la mia rete – o testi per lavoro.
La mia professione mi porta sempre a ragionare sulla scrittura e sulla presentazione di concetti, quindi posso dire che è un po’ cambiata la forma ma la penna è rimasta!

Per maggiori informazioni si rimanda al sito https://simoneperin.it/
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