Credete sempre nella potenza dei vostri sogni

“Tre anni fa ho intrapreso la carriera universitaria in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche all’Università degli Studi di Verona.

Iniziare un nuovo percorso, qualsiasi esso sia, può significare andare incontro a ostacoli e difficoltà. Infatti così è stato: non riuscivo a passare i primi esami, alcuni ho dovuto farli più e più volte. Sono arrivata a un punto in cui pensavo di arrendermi, convincendomi di non essere all’altezza di un percorso universitario.

Complice il tempo e la motivazione acquisita ascoltando i racconti dei miei amici universitari, mi sono convinta a proseguire e concludere quello che oggi reputo il mio tanto amato e sudato percorso di studi.

La vita, si sa, ci mette continuamente alla prova, in qualsiasi ambito noi ci troviamo, che sia scolastico, familiare o professionale. Sta a noi però, con le nostre forze, riuscire a proseguire durante questo lungo percorso fatto di sfide.

Ho deciso dunque di affrontare gli esami, uno ad uno, con il massimo impegno ed al massimo delle mie capacità.

Questa forza interiore mi ha portato così a concludere la mia carriera con il massimo dei voti: 110 e lode.

Appena il Presidente della Commissione ha pronunciato questo esito non credevo alle mie orecchie, ho pensato solo: CHE BELLO! LO RIFAREI ALTRE MILLE VOLTE!

Consiglio a tutte le persone di non arrendersi, perché in ognuno di noi risiede una forza e una determinazione tale da poter raggiungere i propri obiettivi, qualsiasi essi siano.

Siamo giovani, abbiamo dei sogni, ed è bello continuare a sognare, ma per farlo bisogna credere in se stessi.

Questo percorso non è stato solo una possibilità di acquisire nozioni tecniche e professionali, ma è servito per credere in me stessa, in quanto mi ha insegnato a non arrendermi, perché una sconfitta non è un fallimento.

Raggiungere i propri obiettivi è la cosa migliore al mondo. Ti porterà davanti allo specchio, ti guarderai e con tutto l’amore che hai vedrai te stessa/o felice, felice per davvero.

Ed io mi sento esattamente così.”

Giulia, neolaureata in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche
Profilo Instagram: @reanigiulia

Se il Paradiso è così, mi trasferisco a Sydney per sempre

“8 luglio 2019. È nato tutto per caso, quasi per gioco, e magari con quel pizzico di incoscienza che solo la giovinezza dei 24 anni può regalarti. Sono al Consiglio europeo di Bruxelles per iniziare il mio tirocinio come giornalista europeo presso le istituzioni e il mio tutor aziendale mi introduce nel magico mondo della comunicazione televisiva, mettendomi in mano una videocamera per filmare il doorstep di un ministro italiano.

«Sei un pesce, ti butto in acqua: fammi vedere se sai nuotare!».

Le ultime parole famose, prima di essere accerchiato da colleghi di Rai, Mediaset e ANSA. Passa il ministro, il REC è attivato, ma la vera registrazione è quella che sto vivendo dentro di me. Da quel momento scatta un amore folle per quella che sarebbe diventata la compagna più bella da voler conquistare: la videocamera, una di quelle che ti cambia la vita e te la fa vivere “un quarto di pixel alla volta”.

Quel tirocinio fu tutto per me: il videomaking mi trasformò in un video-giornalista, e trasformò se stesso, come direbbe il buon Armani, in quella “eleganza non da notare, ma da ricordare”. I microfoni, il treppiede, lo stabilizzatore divennero l’emblema di una crescita costante tanto nel campo giornalistico quanto in quello multimediale, ma soprattutto rappresentarono la motivazione principale verso il mio balzo decisivo: un’esperienza in una filmmaking company. Ecco: la videocamera me la sono ricordata eccome!

16 novembre 2019. Con gli occhi socchiusi, dopo due giorni di viaggio in aereo passando per Londra e Pechino, e con 10 ore di jet lag tra Europa e Oceania, vedo “l’eternità del mare mischiato col sole”. Giuro che non provo a copiare Arthurt Rimbaud per immaginarmela davanti agli occhi, così come non attingo da Herb Caen quando provo a descriverla, ma devo ammettere con tutto il mio cuore che quando la vidi pensai: “Se il Paradiso è così, mi trasferisco a Sydney per sempre”.

Fu tanto shakespeariano il mio incontro con la città dei canguri e dei koala: la perfetta “alchimia nella combinazione tra emozioni ed immagini”, quasi come un fotogramma in una pellicola di Francis Coppola. Questa, però, era la mia pellicola più personale, quella del mio più introspettivo editing. Arrivai subito a capire l’importanza del “guaio” in cui mi ero cacciato: stavo imparando a riprendere e montare da tizi che avevano lavorato con Disney e Paramount, tanto per citarne un paio, e non si limitavano al banale cavalletto con microfono per le interviste, bensì montavano dei veri e propri palcoscenici cinematografici. Fu lì che pensai: “Come è possibile che io abbia voluto fare il giornalista per tutta la mia vita e ora mi ritrovo a voler diventare anche un film-maker?”.

Mio padre mi ha sempre detto che nella vita bisogna fare ciò che si è capaci di fare, e allora guardavo gli altri per “rubare il lavoro”, registravo seguendo tutti i consigli necessari, caricavo l’attrezzatura per essere utile al gruppo, piangevo tra me e me per sorridere agli altri. E alla fine, guess what? Aveva ragione mio padre: presi la fotocamera Sony Alpha 7 di Lenard, il direttore della film-making company dove stavo facendo pratica, e decisi di fare un mini-video per la pagina “solo italiani estero” per il mio tutor aziendale, che nel frattempo aspettava progressi da Bruxelles, e per me stesso, per migliorarmi e per mettermi alla prova.

3 gennaio 2020. Il mio tutor aziendale: «Ho guardato il video australiano: beh, eccezionale, tecnicamente è fatto molto bene, complimenti davvero! Bravissimo!».

13 gennaio 2020: Ho finalmente comprato l’attrezzatura e la mia fotocamera. Indovinate? Una Sony Alpha 7.

Questa parte della mia vita, l’Australia, questa piccola parte della mia vita si può chiamare Felicità”. O meglio, “video-happiness making”, mate!”

Michele, studente di Editoria e Giornalismo

Instagram: @mr.melemayo

Lo sci rappresenta per me una passione e un divertimento, vorrei diventasse il mio lavoro

“Sono affetto da una ipovisione moderata fin dalla nascita. Sono appassionato di sci sin dall’infanzia e all’età di tredici anni ho partecipato alle prime gare agonistiche.  Ad oggi ho riportato tantissime vittorie, di cui l’ultimo successo alla Coppa del Mondo, dove nella tappa italiana di Prato Nevoso mi sono aggiudicato tre ori.

Bisogna contestualizzare bene lo sport che pratico: lo sci alpino paralimpico viene definito una variante dello sci alpino e si compone delle stesse discipline affrontate dalle persone senza disabilità. Troviamo lo slalom speciale e gigante, il supergigante, la discesa, la combinata e da quest’anno è stato aggiunto anche il parallelo. Le piste su cui si gareggia sono le stesse, da questo punto di vista non c’è differenza.

Io ho una ipovisione moderata, il che significa che ho una acuità visiva molto compromessa. La mia difficoltà sta nel vedere i dettagli, i particolari, la tridimensionalità e nel mettere a fuoco. Non posso gareggiare da solo, scio con una guida: La guida è la persona che scia davanti a me e con cui sono in costante comunicazione attraverso degli auricolari posti nel casco, comunichiamo come se fossimo al telefono. La guida è fondamentale: si instaura un rapporto personale e di fiducia, oltre che professionale. Sciare con la guida è dare vita a una performance all’unisono, in cui ognuno di noi ha responsabilità precise, pur nella libertà dei singoli gesti atletici. È necessaria una grande sincronia, un gioco di squadra equilibrato, coordinato e preciso.  Con la guida condivido vittorie e sconfitte.

Lo sci è uno sport molto impegnativo: ci si alza alle cinque per raggiungere le piste e si rincasa all’imbrunire, inoltre mi alleno tre/quattro volte la settimana sugli sci e poi in palestra, per il potenziamento muscolare. Il mio è un costante apprendimento motorio di adattamento e di consapevolezza dei movimenti del mio corpo.  

Lo sci rappresenta per me una passione e un divertimento, vorrei diventasse il mio lavoro. Sono tesserato nelle Fiamme Gialle e questo mi consente una serie di vantaggi, ma non faccio parte del corpo a causa della mia disabilità agli occhi, pertanto non ricevo uno stipendio. Vorrei che questa situazione cambiasse, per questo il mio impegno agonistico deve essere sempre elevato: è necessario mandare dei segnali, affinché cambi questa legge. Non è indulgenza, ma riconoscimento del talento e delle competenze.

Anche se ho vinto tante medaglie, non mi sento totalmente appagato. Adesso voglio preparami al meglio per le Paraolimpiadi di Pechino del 2022 e per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Sono stato invitato per la candidatura ed è un sogno parteciparvi, per un atleta non capita spesso di disputare una gara così importante in casa.

In una dichiarazione di un paio di anni fa, dissi che non avrei voluto fare l’università perché non sarei riuscito a gestire la mia ipovisione, frequentare le lezioni, gestire lo studio e gli allenamenti. Ma ho cambiato idea. Mi sono iscritto a Scienze Motorie, e grazie al programma Academic Coach, che valorizza lo sport e la formazione, sono riuscito a conciliare questi due aspetti così importanti per la mia vita. Entrambi per me costituiscono un impegno grande, impegno aggravato dal fatto che sono ipovedente. Ad oggi ho sostenuto tre parziali di un esame e sono soddisfatto. Ho iniziato con Propedeutica chinesiologica e sportiva perché è una disciplina che si occupa dello studio del movimento sotto differenti aspetti, ampliando la conoscenza della motricità nell’esperienza umana. Ho affrontato pre-acrobatica, pre- atletica e mobilità articolare con buoni risultati. Ora con il mio tutor Nicola sto programmando la sessione estiva e l’organizzazione dello studio, e calendarizzare gli impegni mi dà maggiore tranquillità. Voglio tentarci fino in fondo. Il mio prossimo obiettivo è prepararmi per sostenere l’esame di Pedagogia generale e poi proseguire con gli altri corsi di Scienze Motorie”.

Giacomo, studente di Scienze Motorie e campione paralimpico di Sci alpino

La logica ti porta da A a Z, l’immaginazione ti porta ovunque

Sin da piccola i computer mi hanno sempre affascinata. Ho ricevuto il primo computer a 7 anni. Non solo ci giocavo, ma cercavo di capire come funzionasse, tanto che ho dovuto mandarlo in riparazione nel tentativo di smontarlo e riassemblarlo senza successo.

I film di fantascienza sono la mia passione, robots che si comportano come persone e si mescolano tra di noi. Crescendo, qualsiasi materia includesse scrivere codici era la mia preferita. Mi sono quindi iscritta all’università di Verona, l’unica nel Veneto che offriva il corso in Informatica multimediale. Dopo aver frequentato il corso di Psicologia della percezione, volevo studiare come far interagire le persone con i computer e come questi potessero capire, analizzare le persone, le loro reazioni, emozioni, comportamenti e sintetizzarli in modo naturale per poter avere interazioni naturali come avvengono tra persone e come potessimo usarli come collaboratori non umani nei nostri progetti. Ho iniziato a esplorare come le persone interagiscono tra loro con comportamenti non verbali durante la magistrale e il dottorato. Ho esplorato machine learning e computer vision con sociologia, psicologia, neuroscienze, arte, affective computing per affrontare il problema in modo interdisciplinare.

Finito il dottorato volevo avere un’esperienza all’estero. Ho fatto un internship a Disney Research e poi mi sono trasferita a Los Angeles al Caltech a lavorare più approfonditamente su machine learning, computer vision e neuroscienze. Lì ho conosciuto persone fantastiche e lavorato a fianco ad alcune delle menti più brillanti del mondo. Nel postdoc volevo continuare a fare ricerca, scrivere codici, risolvere problemi reali e vedere il mio lavoro realizzato e trasferito in qualche prodotto che le persone potessero usare e gradire; mi piaceva vivere a Los Angeles e non volevo trasferirmi nella Silicon Valley, dove si trovano tutti i colossi che lavorano nel mio campo.

Ho deciso di unirmi a Disney Research LA e contribuire nella realizzazione del posto più felice al mondo. DR è un posto speciale per il tipo di sfide che ci poniamo e ci vengono poste. Come disse Walt Disney, “It’s kind of fun to do the impossible”. Ogni giorno nasce un progetto e si lavora con persone con background totalmente diversi. Lavoro su diversi progetti, come creare nuove tecnologie per artisti usando machine learning, dare la luce a personaggi Disney in forma di robot o virtuali che interagiscono con i gli ospiti nei parchi.

Il mio percorso sembra sia stato in discesa, ma non è così. Come studentessa ho imparato a cadere e rialzarmi. Essere lontana da casa non è facile, essere donna e lavorare in un campo dove il 90% delle persone sono uomini richiede continua affermazione delle tue abilità e tenacia. Scegliere di essere una ricercatrice nella nostra generazione significa scoprire, combinare discipline e andare oltre i confini della tecnologia, fare brainstorming con tipi di persone diverse per risolvere problemi.

Essere ricercatori non è fare quello che devi ma quello che ami, dove la passione per quello che fai è più forte dei pregiudizi o stereotipi. La logica ti porta da A a Z, l’immaginazione ti porta ovunque. Come disse Walt Disney, “Prima pensa, secondo sogna, terzo credi e infine osa”.

Cristina, dottoressa di ricerca del dipartimento di Informatica

L’idea di Cina degli occidentali non corrisponde alla vera Cina, dove noi abbiamo lasciato un pezzo di cuore

“Anche quest’anno l’Università di Verona ha dato la possibilità agli studenti del Dipartimento di Scienze Giuridiche di trascorrere una settimana alla scoperta del sistema giuridico cinese. Abbiamo deciso di metterci in gioco, prendendo parte alla Summer School della Guanghua Law School di Hangzhou in Cina, entrando in contatto con un sistema giuridico differente dal nostro.

Sin dall’inizio questo sistema si è rivelato molto avanzato: basta pensare che le udienze avvengono via Skype, per evitare che gli avvocati e le parti provenienti da paesi lontani debbano spostarsi, così conseguenti problemi logistici e rinvii. Le lezioni si svolgevano perlopiù di sera, in una piccola chiesa sconsacrata molto caratteristica all’interno del campus, e si concentravano sulla risoluzione di problematiche concrete, ambientali e politiche ma non solo. Il fine di questa scuola è formare i giuristi del futuro, cercando di imprimere in loro un ragionamento critico volto a trovare soluzioni concrete in un clima di alta competizione.

Una di noi, Valerie, è stata anche onorata del compito di tenere un discorso d’apertura in rappresentanza degli studenti overseas. Durante gli ultimi giorni siamo stati poi accompagnati dai tutor all’Università di Ningbo, una città che coniuga la tradizione alla modernità, un luogo molto particolare e frizzante. Oltre all’accoglienza dei professori, siamo stati accompagnati dalle maggiori LAWFIRM del paese:

La scelta di partire per questa esperienza non vi consentirà solamente di affacciarvi ad un Paese con regole, servizi e sistemi differenti. Vi permetterà anche di sperimentare un impatto culturale dirompente, a cominciare dal cibo, fino alla religione e al vivere quotidiano. È stato un viaggio che ci ha permesso di ampliare orizzonti e amicizie, di avvicinarci alla cultura orientale e scoprire una realtà nella quale, nonostante le contraddizioni, tutto si trova in armonia come lo Yin e lo Yang. Scoprirete che l’idea di Cina degli occidentali non corrisponde alla vera Cina, dove noi abbiamo lasciato un pezzo di cuore”.

Valerie, Ulderico e Federico, studenti di Giurisprudenza che hanno partecipato alla Summer School in Cina

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